La vita dopo la morte nelle religioni dell'antichità
Obiettivo: capire che ogni civiltà ha risposto alla morte secondo la propria visione del mondo, e che la domanda sul "dopo" accompagna l'uomo da sempre.
1. La preistoria: il ritorno alla terra
Le prime sepolture risalgono a decine di migliaia di anni fa. I defunti venivano deposti in posizione fetale, spesso con ocra rossa (colore del sangue e della vita) e oggetti di corredo. Probabile significato: la terra è un grembo e il morto vi rinasce. È un'ipotesi degli studiosi, ma il corredo mostra che si credeva in una qualche continuazione dell'esistenza.
2. Mesopotamia: il regno delle ombre
Per Sumeri e Babilonesi l'aldilà (Irkalla, "la terra senza ritorno") è un luogo buio e polveroso, uguale per tutti, dove i morti sono ombre prive di gioia. Non c'è giudizio morale. I morti possono apparire ai vivi e chiedere cibo e libagioni: per questo i riti funebri e le offerte dei familiari erano doveri sacri. Il tema è al centro dell'Epopea di Gilgameš, che cerca invano l'immortalità.
3. Egitto: una civiltà costruita intorno alla morte
La vita terrena è una preparazione all'eternità. Il defunto doveva superare il giudizio di Osiride: il suo cuore veniva pesato su una bilancia contro la piuma di Maat (dea della verità e della giustizia). Se era più leggero, l'anima accedeva alla vita eterna; se no, veniva divorato dal mostro Ammit. Poiché il corpo serviva all'anima per vivere nell'aldilà, andava conservato: da qui la mummificazione, le piramidi, il Libro dei Morti. (Attenzione: il dio supremo del pantheon, Amon-Ra, è il sole; il regno dei morti è legato soprattutto a Osiride.)
4. Grecia: dall'Ade ai misteri
Età omerica: i morti vanno nell'Ade, regno delle ombre, triste e senza distinzioni. Achille nell'Odissea preferirebbe fare il servo sulla terra che regnare tra i morti.
Misteri orfici ed eleusini: promettono un destino migliore agli iniziati. Orfeo scese nell'Ade per riprendersi Euridice; il culto di Eleusi era legato a Demetra, la cui figlia Persefone passa parte dell'anno tra i morti. Il ciclo del grano che muore e rinasce simboleggia la speranza di rinascita.
Campi Elisi: luogo di beatitudine per eroi e iniziati.
5. Roma: un aldilà "a settori"
Sul modello greco, Virgilio (Eneide, VI) descrive tre zone: il Tartaro per i malvagi, i Campi Elisi per i giusti, i Campi lugentes ("dei piangenti") per chi è morto di dolore o di amore infelice.
Per riflettere in classe
Cosa hanno in comune tutte queste civiltà? (cura dei morti, sepoltura, riti)
Quando compare l'idea di un giudizio morale dopo la morte? (Egitto, poi misteri greci)
Che differenza c'è con la visione biblica e cristiana della risurrezione?
Due precisazioni sulle tue note
I Campi Elisi compaiono già in Omero come luogo per pochi eroi privilegiati; in epoca successiva si legano ai misteri e a un destino più ampio.
Nell'Eneide i Campi lugentes ospitano soprattutto chi è morto per amore o suicida; i bambini morti precocemente sono collocati subito dopo l'ingresso, in uno spazio a parte.
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