San Bartolomeo

La storia di San Bartolomeo Apostolo è un affascinante intreccio tra i pochi dati certi presenti nei Vangeli, le antiche tradizioni cristiane e un'iconografia potente (e a tratti macabra) che lo ha reso famosissimo nella storia dell'arte.

​Ecco la sua storia, divisa tra la vita terrena e il suo incredibile lascito.

​Chi era Bartolomeo? (L'incontro con Gesù)

​Nei Vangeli di Matteo, Marco e Luca, il suo nome compare semplicemente nella lista dei dodici apostoli. Il nome "Bartolomeo" è in realtà un patronimico aramaico: Bar-Talmay, che significa "figlio di Talmai".

​La maggior parte degli storici identifica Bartolomeo con Natanaele, un personaggio che compare nel Vangelo di Giovanni. L'incontro tra Gesù e Natanaele è rimasto celebre:

  • ​L'amico Filippo va da Natanaele e gli dice di aver trovato il Messia, Gesù di Nazaret.
  • ​Natanaele, scettico, risponde con una punta di sarcasmo: "Può forse venire qualcosa di buono da Nazaret?"
  • ​Nonostante i dubbi, decide di andare a vedere. Quando Gesù lo vede arrivare, esclama: "Ecco un vero Israelita in cui non c'è falsità".
  • ​Stupito, Natanaele gli chiede come faccia a conoscerlo, e Gesù risponde: "Prima che Filippo ti chiamasse, ti ho visto quando eri sotto il fico". Questa rivelazione spazza via ogni dubbio e Natanaele professa immediatamente la sua fede.

​La missione e il martirio in Oriente

​Dopo la resurrezione di Gesù e la Pentecoste, i dodici apostoli si divisero il mondo allora conosciuto per diffondere il Cristianesimo. Secondo le antiche tradizioni (riportate da storici della Chiesa come Eusebio di Cesarea), Bartolomeo viaggiò moltissimo.

​Le sue tappe toccarono l'India, la Mesopotamia e infine l'Armenia, dove la sua predicazione lasciò il segno più profondo.

​Il tragico martirio

​In Armenia, Bartolomeo riuscì a convertire al cristianesimo il re Polimio e sua moglie, liberando anche la figlia del re da quello che i testi dell'epoca descrivevano come un "demonio".

​Questo successo, tuttavia, scatenò l'ira dei sacerdoti pagani locali e di Astiage, fratello del re. Bartolomeo venne catturato nella città di Albanopoli (l'odierna Baku, in Azerbaigian). Per ordine di Astiage, subì una delle torture più atroci della storia cristiana: venne scorticato vivo e, infine, decapitato (o crocifisso a testa in giù, secondo altre versioni) intorno all'anno 68 d.C.

​Il "santo con la pelle in mano" nell'arte

​Proprio a causa del suo terribile martirio, San Bartolomeo è diventato uno dei santi più riconoscibili nell'arte sacra. Viene quasi sempre rappresentato mentre tiene in mano un coltello da macellaio (lo strumento del suo martirio) o, in modo ancora più impressionante, la sua stessa pelle ripiegata su un braccio, come se fosse un abito.

Il legame con Michelangelo:

L'esempio più famoso al mondo si trova nella Cappella Sistina, nel Giudizio Universale di Michelangelo. San Bartolomeo è seduto su una nuvola e tiene in mano la propria pelle scorticata. La curiosità? Michelangelo dipinse il proprio autoritratto proprio sul volto deformato di quella pelle vuota, come simbolo di sofferenza e penitenza.​Il culto e il viaggio delle reliquie

​Le reliquie del Santo hanno avuto una storia avventurosa. Dopo varie traslazioni tra l'Oriente e la Sicilia (a Lipari), nel 983 d.C. l'imperatore Ottone III di Sassonia portò il corpo del santo a Roma.

​Oggi le sue spoglie principali riposano nella Basilica di San Bartolomeo all'Isola, situata sull'Isola Tiberina a Roma. Per una coincidenza storica (o forse per scelta, dato che l'isola ospitava l'antico tempio di Esculapio, dio della medicina), San Bartolomeo è diventato il protettore di diverse professioni legate alla lavorazione delle pelli (conciatori, calzolai, legatori di libri) ma anche di chi soffre di malattie della pelle.

​La sua festa si celebra il 24 agosto.

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