Durante la seconda guerra mondiale, il Giappone era una monarchia imperiale con forti elementi di teocrazia, cioè un sistema in cui il potere politico era legittimato da motivi religiosi. L’Imperatore Hirohito era considerato un kami, cioè una divinità vivente secondo lo Shintoismo, la religione tradizionale giapponese. Il suo potere era visto come sacro e assoluto, voluto dagli dèi. I soldati giapponesi erano educati a combattere e morire per l’Imperatore, in nome della patria e del dovere divino. Il culto dell’Imperatore sostituiva la religione personale, diventando una forma di religione di Stato totalitaria. Durante la guerra, il Giappone aveva una forma di teocrazia nazionalista, in cui la figura dell’imperatore era divinizzata e usata per motivare il militarismo e la conquista. Nel 1946, sotto pressione degli Alleati, Hirohito fu costretto a rinunciare alla sua natura divina con la Dichiarazione di umanità. Il Giappone divenne una m...
Stephen Curry è noto non solo per il suo incredibile talento nel basket, ma anche per la sua forte fede cristiana. Cresciuto in una famiglia che ha sempre messo Dio al centro della propria vita, Curry ha spesso parlato apertamente del suo rapporto con la fede e di come essa influenzi ogni aspetto della sua vita, sia dentro che fuori dal campo. Curry è un devoto cristiano e crede che i suoi successi non siano solo il frutto del suo impegno e delle sue capacità, ma anche una benedizione divina. Una delle cose che più lo distingue è la sua umiltà e il suo impegno nel mettere in pratica i valori cristiani, come l'umiltà, la gratitudine e la responsabilità. Ad esempio, durante le sue interviste o in momenti pubblici, non manca mai di ringraziare Dio per le opportunità che gli sono state date. Un altro aspetto importante della sua fede è l'importanza che Curry dà alla famiglia. Sia lui che sua moglie, Ayesha, sono molto attivi nella loro chiesa e spesso partecipano a eventi legati...
Don Pino Puglisi,sacerdote siciliano, fu ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993 a Palermo, nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno. Svolgeva la sua missione nel quartiere Brancaccio, uno dei più difficili di Palermo, dominato dalla presenza mafiosa, dedicandosi con impegno all’educazione dei giovani, cercando di sottrarli all’influenza della mafia e offrendo loro un’alternativa fatta di scuola, legalità e Vangelo. Fondò il Centro "Padre Nostro", un punto di riferimento per famiglie e ragazzi del quartiere. Non usava parole violente, ma con la forza del Vangelo contrastava l’omertà e la cultura mafiosa. Era consapevole del rischio, ma non si fermò mai. Diceva: «Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto». La mafia lo considerava pericoloso proprio perché rompeva i legami tra i giovani e l’organizzazione criminale. Per questo fu assassinato. Le sue ultime parole, rivolte ai killer, furono: «Me lo aspettavo». Nel 2013 è stato proclamato bea...
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