Durante la seconda guerra mondiale, il Giappone era una monarchia imperiale con forti elementi di teocrazia, cioè un sistema in cui il potere politico era legittimato da motivi religiosi. L’Imperatore Hirohito era considerato un kami, cioè una divinità vivente secondo lo Shintoismo, la religione tradizionale giapponese. Il suo potere era visto come sacro e assoluto, voluto dagli dèi. I soldati giapponesi erano educati a combattere e morire per l’Imperatore, in nome della patria e del dovere divino. Il culto dell’Imperatore sostituiva la religione personale, diventando una forma di religione di Stato totalitaria. Durante la guerra, il Giappone aveva una forma di teocrazia nazionalista, in cui la figura dell’imperatore era divinizzata e usata per motivare il militarismo e la conquista. Nel 1946, sotto pressione degli Alleati, Hirohito fu costretto a rinunciare alla sua natura divina con la Dichiarazione di umanità. Il Giappone divenne una m...
Il 22gennaio 1506 Il papa Giulio II decide di circondarsi di un corpo di guardie scelte per proteggersi dagli avversari e dai frequenti delitti politici che avvenivano a Roma in quel periodo: nascono le guardi svizzere. Giulio II nel 1506 scelse un corpo di lanzichenecchi svizzeri in quanto considerati coraggiosi e fedeli al papa. Infatti durante il sacco di Roma nel 1527 furono proprio gli svizzeri che sacrificandosi riuscirono a far mettere il papa, allora Clemente VII, in salvo. Da quell’evento il corpo svizzero divenne permanentemente la guardia d’onore del papa, e così lo è tuttora oggi. Ma perché "svizzere"? E a chi si deve quella divisa così stravagante? 👉 http://bit.ly/GuardieSvizzere
Don Pino Puglisi,sacerdote siciliano, fu ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993 a Palermo, nel giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno. Svolgeva la sua missione nel quartiere Brancaccio, uno dei più difficili di Palermo, dominato dalla presenza mafiosa, dedicandosi con impegno all’educazione dei giovani, cercando di sottrarli all’influenza della mafia e offrendo loro un’alternativa fatta di scuola, legalità e Vangelo. Fondò il Centro "Padre Nostro", un punto di riferimento per famiglie e ragazzi del quartiere. Non usava parole violente, ma con la forza del Vangelo contrastava l’omertà e la cultura mafiosa. Era consapevole del rischio, ma non si fermò mai. Diceva: «Se ognuno fa qualcosa, allora si può fare molto». La mafia lo considerava pericoloso proprio perché rompeva i legami tra i giovani e l’organizzazione criminale. Per questo fu assassinato. Le sue ultime parole, rivolte ai killer, furono: «Me lo aspettavo». Nel 2013 è stato proclamato bea...
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